Caldissimo, vacanze che si avvicinano, spiaggia all’orizzonte: ogni anno la pressione si fa sentire all’idea che bisognerà sopportare lo sguardo degli altri su abiti leggeri, in strada come in spiaggia. Sui social, il divario è grande tra gli account #bodypositive che celebrano rotolini, cellulite e corpi «fuori dagli schemi» e l’ondata del summer body, il suo seguito di influencer fitness e i suoi prima/dopo. Tra i due, i francesi, e soprattutto le francesi, si dibattono.
In questo confronto tra «Body positive» e il «summer body», chi prevale? L’accettazione dei corpi proclamata nei discorsi, o l’imperativo del corpo perfetto ? Il movimento body positive, che combatte i canoni standardizzati che i social fanno sfilare in loop, ha davvero un impatto sul rapporto con il corpo dei francesi e delle francesi nell’era del dilagare dei corpi perfetti sui social ? E più in generale, cosa è cambiato, nel rapporto dei francesi con il loro peso, nel corso degli ultimi decenni? È a queste domande che questa indagine intende rispondere.
Realizzata da Ifop per Darwin Nutrition su un campione nazionale rappresentativo delle persone più robuste (3004 persone), questo studio, che ha il merito di essere appoggiato a una serie di confronti storici, permette di misurare, nell’arco di mezzo secolo, l’evoluzione reale del complesso corporeo dei francesi e delle francesi. Eppure, il verdetto non invita alla distensione. Al contrario: mai, da cinquant’anni, i francesi si sono sentiti così tanto «troppo grassi» come nell’era dei social network. Il complesso avanza, conquista ormai anche gli uomini, e l’accettazione dei corpi proclamata sui social non ha, nei fatti, ancora disarmato la cultura della magrezza.
Dati chiave
I. Nell’era dei social network, il peso è una fonte di preoccupazione molto maggiore rispetto a cinquant’anni fa
1. Il giudizio che i francesi e le francesi esprimono sulla propria silhouette è molto più severo di trent’anni fa : il 61% delle francesi si trova oggi troppo grassa, contro il 41% nel 2001 e il 36% nel 1997. Anche gli uomini si trovano molto più grassi (48%) rispetto al 2001 (34%).
2. Oggi, l’insoddisfazione delle francesi nei confronti del proprio peso è quasi due volte più forte (63%) rispetto a una trentina di anni fa (37% nel 1998). L’insoddisfazione per il proprio peso è, certo, meno forte tra gli uomini, ma è condivisa da un uomo su due (47%).
3. La pancia è di gran lunga la principale fonte di complessi dei francesi e delle francesi. Snellire la pancia è quindi un obiettivo tre volte più forte oggi (76%) rispetto a cinquant’anni fa (28% nel 1979), e ciò sia tra gli uomini che tra le donne.
II. L’arrivo delle vacanze estive provoca nei francesi e nelle francesi un impulso di motivazione a dimagrire, in particolare tra le donne
4. L’estate mette due volte più francesi in «allerta linea» oggi (40%) rispetto a una cinquantina d’anni fa (22% nel 1979), colpendo però molto di più la popolazione femminile (47%) che quella maschile (33%).
5. Il desiderio di dimagrire prima delle vacanze è due volte più forte oggi (38%) che alla fine degli anni ’70 (23%), pur restando fortemente connotato dal genere : quasi una francese su due (46%) desidera perdere chili prima delle vacanze estive, contro tre uomini su dieci (30%).
6. E questo desiderio di perdere chili prima delle vacanze estive non è appannaggio delle donne in sovrappeso: è condiviso anche da un terzo delle francesi con un IMC « normale » (33%) e persino dal 13% delle donne con un peso inferiore alla norma.
III. Adottare un’alimentazione più sana resta la soluzione dimagrante privilegiata insieme allo sport
7. Se la maggior parte dei francesi che desiderano perdere i propri chili prima dell’estate prevede innanzitutto di limitarsi a mangiare in modo più sano (85%), quasi la metà (47%) valuta anche di seguire una dieta restrittiva, in particolare le donne (50%, contro il 43% degli uomini).
8. Quasi tre quarti dei francesi che desiderano perdere i propri chili prima dell’estate prevedono a loro volta di fare sport, ginnastica o allenamento con i pesi (71%), soprattutto nelle fasce più giovani, più agiate e più istruite della popolazione.
9. L’assunzione di farmaci di tipo GLP-1 è presa in considerazione dal 10% dei francesi e delle francesi che desiderano perdere i propri chili; tra le donne, questa opzione è in ascesa tra le più giovani (14% della Gen Z) e tra le consumatrici quotidiane di contenuti beauty (21%) o di influencer fitness (19%).
IV. Il sostegno al body-positivism e la dipendenza dai contenuti « beauty/fitness » dei social media sono tutt’altro che comportamenti antinomici
10. L’esposizione dei giovani a immagini di corpi ritoccati sui social è massiccia : il 66% delle donne sotto i 35 anni consulta contenuti beauty, il 62% dei profili di influencer sportivi e il 51% delle immagini di corpi « perfetti » a cui vorrebbero assomigliare.
11. Molto più forte tra le donne (67%) che tra gli uomini (55%), questa attenzione al proprio peso va di pari passo con una consultazione regolare di contenuti « beauty » o di immagini di corpi « perfetti » (88% tra gli amanti quotidiani, contro il 68% dei non amanti).
12. Il sostegno al movimento « body positive » è contrastato (52%), salvo tra i più giovani (74%). Ma questo sostegno non è antinomico rispetto a una frequentazione intensa dei social : i valori del body-positivismi sono condivisi dall’81% delle donne che guardano contenuti beauty ogni giorno, contro il 50% delle donne che non ne guardano mai.
Il punto di vista di François Kraus, dell’IFOP
A quasi dieci anni da #MeToo e dall’ascesa di una parola femminista sul corpo, e nel pieno del momento « body-positive », ci si sarebbe potuti aspettare un rasserenamento del rapporto dei francesi con il proprio peso. È il contrario che rivela questo studio: mai, da mezzo secolo, si sono sentiti così tanto « troppo grassi ».
Questo irrigidimento ha tre nuovi volti. Prima di tutto si mascolinizza, attraverso la pancia, segno che l’imperativo estetico non è più riservato alle donne; poi si stacca dalla corporatura reale: un terzo delle donne magre vuole ancora dimagrire prima dell’estate, prova che la norma punta a un ideale e non a una salute. Infine si ricompone nelle sue soluzioni: la dieta stigmatizzante cede il passo al « mangiare bene » e alla palestra, mentre l’Ozempic, ancora marginale, introduce la prospettiva di una magrezza assistita medicalmente.
Resta il grande scarto finale: quello di un body-positivismo sostenuto a mezza bocca ma che non fa arretrare né i complessi, né le diete, né il consumo di corpi «perfetti». Tutto avviene come se l’accettazione dei corpi fosse diventata un motto che si condivide volentieri… senza smettere mai di trovarsi troppo grassi. Più tolleranti a parole, i francesi non sono comunque, nel segreto dello specchio, più complessati che mai.
Il punto di vista di Darwin Nutrition sullo studio
« Si constata che i francesi hanno integrato un certo numero di buone pratiche quando si tratta di perdere peso. Mangiare più sano e fare sport sono infatti i due pilastri più efficaci e soprattutto duraturi per perdere peso, o in ogni caso per sentirsi meglio nel proprio corpo (perché ricordiamolo, lo sport da solo non fa dimagrire!). Nonostante la loro efficacia a breve termine, le diete rigide non hanno mai funzionato per una perdita di peso duratura, poiché la grande maggioranza delle persone riprende il peso perso al termine della dieta, e spesso persino di più! »
Quentin Molinié
A. Nell’era dei social network, l’insoddisfazione nei confronti del proprio peso risulta al massimo da un quarto di secolo, e un complesso che si mascolinizza
1 – Le francesi che si trovano in sovrappeso sono quasi due volte più numerose di una trentina d’anni fa
Il 61% delle francesi si trovano oggi troppo grosse, contro il 41% nel 2001 e il 36% nel 1997. Questa crescente insoddisfazione conferma lo sguardo sempre più severo che le donne rivolgono nel complesso al proprio aspetto dall’inizio del secolo, poiché precedenti studi avevano già messo in evidenza, per esempio, un aumento del numero di francesi in complesso per alcune parti del loro corpo (70% nel 2023, contro il 50% nel 2011[1]).
Questo sentirsi in sovrappeso non risparmia il genere maschile: un uomo su due (48%) si trova troppo grosso, contro uno su tre (34%) 25 anni fa. Ma, a differenza degli uomini, le donne esprimono questo giudizio critico sul proprio peso già all’uscita dall’adolescenza – il 44% delle donne sotto i 25 anni si trova troppo grosso, contro il 16% degli uomini della stessa età – e senza avere necessariamente una corporatura robusta : il 36% delle donne con un IMC « nella norma » ha l’impressione di essere troppo grosso, così come il 18% delle donne « magre ».
Il punto di vista dell’Ifop
Andando ben oltre l’aumento della corporatura osservato in Francia nello stesso periodo (dal 38% nel 1997 al 49% nel 2024[2]), questa crescente sottovalutazione di sé riguardo al peso ci sembra sintomatica di un’inflazione della norma di magrezza, alimentata da una sovraesposizione digitale a corpi perfetti che amplia, per molti, il divario tra il corpo reale e il corpo ideale.
2 – Le francesi si sentono oggi molto più a disagio riguardo al loro peso rispetto a prima dell’era degli schermi e dei social network
Oggi, il malcontento delle donne francesi nei confronti del loro peso è quasi due volte più forte (63%) rispetto a una trentina d’anni fa (37% nel 1998). Questa insoddisfazione per il peso contribuisce così all’aumento dell’insoddisfazione generale delle donne nei confronti del proprio corpo, osservata in altri studi (26% nel 2005, contro il 52% nel 2023[3]).
In un paese come la Francia, dove il sottopeso delle donne è più valorizzato che nel resto d’Europa[4], il denigrare la propria corporatura risulta sempre più forte nel genere femminile (63%) che in quello maschile (47%). Tra le donne, questa insofferenza nei confronti del peso raggiunge il culmine nelle età medie (il 72% delle 35-49enni ne è insoddisfatto) ma soprattutto non riguarda solo le donne in sovrappeso : quasi la metà (43%) delle donne con una corporatura «normale» è insoddisfatta del proprio peso.
Il punto di vista dell’Ifop
Se questo studio conferma quanto la «costrizione ponderale» pesi ancora di più sulle donne che sugli uomini e ciò indipendentemente dal livello reale della loro corporatura, mette anche in luce una certa mascolinizzazione di questo tipo di complesso, segno che nell’era dei social network gli uomini non sono più risparmiati dall’invito alla magrezza.
3 – Una geografia molto genderizzata del complesso ponderale: la pancia avvicina i sessi, la parte inferiore del corpo li separa
La pancia e la vita sembrano occupare un posto allo stesso tempo centrale e crescente in questo complesso ponderale. Tanto forte negli uomini (72%) quanto nelle donne (78%), il desiderio di assottigliare la pancia è così tre volte più forte nella popolazione (76%) che una cinquantina di anni fa (28% nel 1979). La percentuale di francesi che desiderano dimagrire in vita è da parte sua raddoppiata tra il 1979 (23%) e il 2026 (48%).
Le altre zone del corpo (glutei, cosce, fianchi) non li preoccupano altrettanto sotto questo aspetto e non sono evolute altrettanto in 50 anni. D’altro canto, cosce, fianchi e glutei restano complessi massicciamente femminili: il 33% delle donne vorrebbe ad esempio snellire i glutei, contro il 10% degli uomini.
Questo desiderio di assottigliare la pancia attraversa tutte le età e tutte le corporature, e il 68% delle donne di corporatura normale lo condivide. La parte inferiore del corpo, invece, continua a essere oggetto di uno sguardo rivolto alle donne, indipendentemente dall’età o dal contesto sociale.
Il punto di vista di Ifop
L’ansia corporea si mascolinizza, attraverso l’addome, quella «pancia» tanto valorizzata dalla cultura del core stability, della palestra e del summer body maschile. Il corpo femminile, invece, resta osservato «per zone», sintomatico della persistenza di un’oggettivazione del corpo delle donne[5], che l’ondata femminista post-#MeToo ha portato alla luce senza farla scomparire.
B. Il «summer body»: un’injonzione che si intensifica da decenni e che pesa soprattutto sulle donne
4 – L’effetto «costume da bagno» è oggi molto più forte che in passato.
I francesi che entrano in «allerta linea» in vista dell’estate sono oggi due volte più numerosi (40%) rispetto a una cinquantina d’anni fa (22% nel 1979). E questa tendenza a preoccuparsi della propria linea con l’arrivo dell’estate riguarda molto di più le donne (47%) che gli uomini (33%).
È tanto più forte quanto più si è giovani (54% delle donne tra i 18 e i 34 anni) e quanto più si consultano contenuti beauty (80% delle consumatrici quotidiane).
5 – Un terzo dei francesi passa ormai all’azione per dimagrire, soprattutto le donne
In generale, circa un terzo (32%) della popolazione prova abitualmente a perdere peso, cioè il doppio rispetto al 1979 (15%). Attualmente, il 34% delle donne e il 29% degli uomini fanno quindi sforzi per dimagrire.
Lo sforzo è più frequente tra i giovani (39% dei 18-34enni). Dato degno di nota, l’adesione al body positivism non cambia nulla : le sostenitrici di questo movimento che combatte l’immagine standardizzata del corpo veicolata sui social fanno tanti sforzi (34%) quanto le sue avversarie (34%).
6 – L’invito colpisce i corpi «normali»: un terzo delle donne magre vuole comunque dimagrire prima dell’estate
Il desiderio di dimagrire prima delle vacanze è oggi due volte più forte (38%) rispetto alla fine degli anni ’70 (23%), pur restando molto segnato dal genere : quasi una francese su due (46%) desidera perdere chili prima delle vacanze estive, contro tre uomini su dieci (30%).
Si sale con l’IMC, il desiderio di perdere peso prima dell’estate resta enorme proprio dove, dal punto di vista medico, non ce n’è motivo: un terzo delle donne normopeso (33%), contro una quota due volte inferiore di uomini della stessa corporatura, vuole dimagrire prima dell’estate. Tra le donne, questa aspirazione a perdere i chili entro le vacanze conferma le analisi sul rapporto di classe con il corpo[6], con un profilo CSP+ molto marcato (dirigenti, imprenditrici, laureate…)
Il punto di vista di Ifop
La critica femminista all’imperativo del «corpo da spiaggia» non è bastata a disinnescare la logica del «summer body»: continua a funzionare come un rituale stagionale, che ogni primavera chiede, prima di tutto alle donne, di rendere conto della propria silhouette prima della prova della spiaggia, e ciò indipendentemente dalla loro reale corporatura.
C. Soluzioni dimagranti: il «mangiare sano» supera il regime rigido mentre l’Ozempic resta una nicchia
7 – La pratica di una dieta è un’esperienza due volte più diffusa di cinquant’anni fa, ma lascia il posto al «mangiare sano»
Due volte più diffusa oggi (45%) rispetto a una cinquantina d’anni fa (21% nel 1979), la pratica di una dieta con l’obiettivo di perdere peso è un’esperienza in gran parte femminile: le donne infatti sono due volte più numerose (56%) degli uomini (32%) ad averla già seguita almeno una volta nel corso della loro vita.
Ma per quest’estate, a imporsi nelle intenzioni di chi desidera perdere chili è ormai il «mangiare più sano senza dieta rigida» (85%), ben davanti alla dieta vera e propria (47%).
Il ricorso a una dieta raggiunge il massimo tra le donne manager (67%) e cresce con l’IMC. Ma si è stabilizzato dal 2015 (44%, poi 45%): è il «healthy» che ha preso il sopravvento.
Il punto di vista dell’Ifop
Sembra che si assista meno a un arretramento della cultura delle diete che a un suo riciclo sotto le vesti del «mangiar sano». La dieta stigmatizzante cede il passo a un’iniezione diffusa di alimentazione sana, più condivisa ma che resta fortemente segnata socialmente.
8 – Lo sport, ricorso massiccio, democratizzato… e paritario
Il 71% di questi candidati alla « snellezza estiva » intende fare sport, ginnastica o allenamento con i pesi, tanto gli uomini quanto le donne (71%). L’opzione è più apprezzata dai giovani, dai laureati e dalle categorie più agiate.
La palestra e il potenziamento muscolare si impongono come la via «attiva» della trasformazione, in contrapposizione alla privazione.
Il punto di vista dell’Ifop
Lo slittamento dal «perdere» allo «scolpirsi» dice qualcosa del nostro tempo: non si dimagrisce più, ci si «trasforma». Per gli uomini in particolare, la muscolazione offre la forma socialmente valorizzata del lavoro sul corpo, quella che converte l’ansia corporea maschile in un progetto di prestazione.
9 – L’Ozempic, ancora una nicchia, ma una nicchia che fidelizza
La propensione a ricorrere a farmaci di tipo GLP-1 (Ozempic) resta marginale: solo il 10% dei candidati alla snellezza estiva lo prende in considerazione, ben lontano dall’alimentazione (85%) o dallo sport (71%). Commercializzati in Francia dalla fine del 2024 e rimborsati per l’obesità dal giugno 2026[7], questi trattamenti hanno quindi un successo da relativizzare.
Questa opzione fortemente medicalizzata ha un certo successo tra i giovani (14% della Gen Z), nell’area metropolitana di Parigi (19%) e tra gli appassionati di contenuti beauty (21%). Soprattutto, si concentra tra coloro che l’hanno già provata: la quasi totalità degli utenti attuali intende continuare. Il farmaco fidelizza più di quanto recluti.
Il punto di vista di Ifop
La «rivoluzione Ozempic» non è (ancora) un fenomeno estetico di massa, ma un uso concentrato e auto-rinforzante. Prudenza, peraltro, su quel 10%, che è misurato in termini di intenzione, su una popolazione già motivata ed esposta alla desiderabilità sociale.
D. Il body-positivism è morto? L’accettazione proclamata non disarma né i complessi né la cultura della magrezza
10 – Un’esposizione massiccia ai contenuti normativi, soprattutto tra le giovani donne
Le giovani donne sotto i 35 anni sono immerse nelle immagini di corpi perfetti: il 66% consulta contenuti beauty, il 62% gli account di influencer sport/fitness e il 51% le immagini di corpi «perfetti» a cui vorrebbero assomigliare. Tra le donne di 18-24 anni, la consultazione di contenuti beauty sale persino al 73%.
Questa esposizione va di pari passo con il controllo di sé: l’88% dei consumatori quotidiani di questi contenuti dichiara di fare attenzione al proprio peso, contro il 68% degli altri. Segno dei tempi, il 16% ha già consultato influencer… generati dall’intelligenza artificiale. Già ampiamente documentata (ad es. il progetto Dove per l’autostima), la correlazione tra uso dei social network e insoddisfazione corporea si conferma nettamente.
Lontano dall’opposizione, l’adesione al body-positivism e il consumo di contenuti normativi vanno di pari passo: l’81% delle consumatrici quotidiane di contenuti beauty aderisce ai valori del body-positivism, contro il 50% delle non consumatrici.
Da notare che il body-positivismo seduce innanzitutto le giovani donne (74% delle 18-34enni), le laureate e le donne di sinistra.
Il punto di vista di Ifop
Lontano dall’essere in contraddizione, predicare la diversità corporea e scrutare il proprio riflesso convivono senza attriti nello stesso feed di notizie. Infatti, sono sempre le stesse, giovani, femminili, connesse, a celebrare l’accettazione di tutti i corpi e a esporsi maggiormente ai canoni della magrezza.
11 – Un body-positivismo con scarso effetto su diete o complessi
Il parere dei francesi resta contrastante nei confronti del body-positivismo (52% vi aderisce) ma i giovani tra i 18 e i 34 anni vi aderiscono in massa (74% dei 18-34enni). Questa adesione non ha effetti sui comportamenti: le donne che desiderano perdere peso entro quest’estate sono numerose sia tra le sostenitrici del movimento (45%) sia tra coloro che vi si oppongono (46%).
Aderire al body-positivismo non riduce né la sensazione di essere « troppo grassi », né la preoccupazione per il peso, né la voglia di dimagrire prima dell’estate.
Il punto di vista di Ifop
Più marcatore identitario progressista che leva di emancipazione, il body-positivismo funziona come una patina discorsiva apposta su comportamenti immutati, e ampiamente adottata da coloro che lo stigma risparmia di più. Sotto la retorica dell’accettazione, la vergogna del corpo grasso continua ad agire a bassa intensità.
PER CITARE QUESTA INDAGINE, È NECESSARIO UTILIZZARE ALMENO LA SEGUENTE FORMULAZIONE:
« Studio Ifop per Darwin Nutrition realizzato online dal 17 al 21 maggio 2026 su un campione di 3 004 persone, rappresentativo della popolazione francese di 18 anni e più. »
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